“Da qui in poi saremo ‘metaverse first’ e non ‘Facebook first'”: così Mark Zuckerberg annuncia Meta, il nuovo nome per l’intera società, ben oltre i tre social. Al Connect si parla di futuro, ologrammi, ambienti virtuali, memoji, simulacri e realtà aumentata con gli occhiali. Ma poi Zuck non risponde a nessuna delle preoccupazioni degli utenti sul presente di un Facebook allo sbaraglio, di cui si conoscono i disastri ma non le soluzioni.

Le recenti rivelazioni, tra ‘Facebook Files’, dichiarazioni delle gole profonde come Frances Haugen e ‘Facebook Papers’, ci dicono che l’azienda non è stata trasparente, ha contribuito a minare la democrazia in altri Paesi, mette a rischio la salute degli adolescenti e antepone il profitto al benessere degli utenti.

Zuck però è preso dal suo sogno. Dice che vuole investire miliardi, anche se il metaverso non sarà pronto se non tra dieci o venti anni, ma che ha intenzione di dedicare tutto lo sforzo dell’azienda nell’impresa. Per quanto possibile, continua, renderà disponibili gratuitamente le tecnologie, formando creator (con oltre 150 milioni di fondi per il progetto Spark AR) e attirando, spera, già un miliardo di persone su quello che c’è ora, l’Oculus Quest e l’ambiente virtuale Horizon Home e Workspace. Intanto l’unico cambiamento efficace è il like del cartello di Menlo Park che diventa un infinito.